La prima volta che sono andato al ‘Parco della Neapolis’ nemmeno lo ricordo, mio padre portava lì me e mio fratello quasi ogni domenica per fare una passeggiata, essendo questo vicino casa. Possiedo ancora delle foto in cui sono in braccio a mio padre o sul passeggino spinto da mia madre tra i vialetti. Ogni amico e conoscente di famiglia che veniva a trovarci da un’altra città era ritualmente condotto ad ammirare le bellezze che rendono il Parco di Siracusa unico al mondo.

Questa tradizione l’ho portata avanti anche io: ogni amico seppur occasionale, doveva obbligatoriamente essere accompagnato a scoprire quello che i padri fondatori hanno lasciato a noi posteri. A cadenza di due anni, in primavera, tutta la famiglia andava a vedere le ‘Rappresentazioni Classiche’, rappresentazioni teatrali antiche re-interpretate in chiave moderna, che hanno poi deciso di svolgere a cadenza annuale grazie anche alle migliaia di presenza turistiche e di scolaresche che creano un grande indotto in città.

‘La Neapolis’ è una area che accoglie testimonianze archeologiche di più epoche ed è tra le aree di questo genere più estese del Mediterraneo con una superficie di oltre 240.000 metri quadri.

Il parco venne istituito negli anni ’50 del novecento e qui hanno scavato tra i tanti archeologi anche Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea, grazie alla istituzione del parco si è riusciti a preservare e a sottrarre all’espansione della città aree verdi e di interesse comunitario: in questo polmone verde, il più grande della città, si contano più di 250 specie di piante.

L’area sorge su un modesto rilievo montuoso, il ‘colle Temenite’ che insieme al ‘monte Epipoli’ disegna la morfologia del territorio siracusano. Il colle divide in due il Parco: a sud si trovano i monumenti più rilevanti della Neapolis e sul lato nord vi sono le profonde latomie, circa 50 metri dal livello stradale attuale.

L’ospite che visita il parco, anche se inesperto, riesce a notare monumenti con sbalzi cronologici non indifferenti: dal 5° sec. a.C. al 12° sec. d.C. Sul piazzale dove sorgono numerosi negozi di souvenir c’è anche la biglietteria, l’ingresso è gratuito per tutti ogni prima domenica del mese e ci sono sconti riservati a gruppi e per fasce di età del visitatore: il prezzo del biglietto è di € 10, ridotto € 5 (18/25 anni), gratuito per: under 18, docenti, studenti di facoltà umanistiche.

Varcato il cancello di ingresso principale, sulla destra noterete una piccola chiesa di epoca normanna dedicata a San Nicolò di Mira, nel 1577 venne concessa ai fabbricatori di corde artigianali che lavoravano nell’area delle latomie e da quel momento la chiesa prese il nome di San Nicolò ai Cordari. Pochi sanno che al di sotto della chiesa vi è una ‘piscina romana’, trattasi di grandi serbatoi per l’acqua ricavati dal taglio della pietra che ai tempi della prima età imperiale romana venivano utilizzati per immagazzinare l’acqua necessaria ai giochi nautici che si svolgevano nell’anfiteatro romano posto a pochi passi.

L’anfiteatro romano era per gran parte scavato nella roccia, di dimensioni monumentali, ha una lunghezza di 140 metri e una larghezza di 119 metri. Il monumento ha due ingressi e l’arena è circondata da un sistema di scale che serviva agli spettatori per raggiungere gli spalti su varie quote, la cavea è invece distinta da un alto podio dietro il quale vi è un corridoio in uso ai gladiatori e alle belve per accedere nell’area di combattimento.

Durante gli scavi archeologi dell’800 si è scoperto che l’ampio vano rettangolare posto al centro dell’arena era collegato da un passaggio sotterraneo, proprio come nel Colosseo di Roma, per così permettere dei ‘colpi di scena’ durante i giochi, facendo apparire al centro del monumento uomini o belve.

Proprio qui i miei genitori hanno scattato delle foto durante il loro matrimonio nel lontano 1972, ed io nel 1999 ho assistito ad una spettacolare interpretazione dell’Ulisse di Omero. Ad oggi non è consentito l’ingresso se non per occasioni particolari, il turista può solamente fare un breve percorso sulla parte più alta degli spalti.

Se passeggiate lungo il perimetro dell’anfiteatro noterete numerosi sarcofagi di età romana, ricavati dalla pietra e provenienti da diverse necropoli della città, in questa zona potrete anche notare dei resti architettonici di case di epoca ellenistica; se avete un occhio allenato come il mio, riuscirete a vedere, nella parte meridionale dell’anfiteatro, le fondamenta di un grande arco trionfale di epoca augustea, esso era largo 10 metri e sicuramente doveva essere di grande impatto visivo per chi percorreva quelle strade.

Lasciatovi alle spalle l’anfiteatro e varcato un secondo cancello, alla vostra destra si aprirà la vista sulle latomie del Paradiso ma qui torneremo in seguito; andate giù fino all’Ara di Ierone 2° e qui noterete subito i resti del basamento databile al 466 a.C, purtroppo la struttura superiore fu asportata e riutilizzata per costruire le mura di fortificazioni spagnole della città nel 1500. Questo monumento è ad oggi l’Ara più grande in tutto il Mediterraneo probabilmente dedicata a Zeus Eleutherios (“liberatore”). Il rito in onore di Zeus, in occasione delle feste dette Eleutheria sembra sia consistito in giochi sportivi e nel sacrificio di 450 tori, spero personalmente che tutta questa carne sia stata marinata in salsa tabasco e cotta a puntino per sfamare la popolazione!

Girando a destra avrete davanti a voi l’accesso al teatro greco e alle latomie (orecchio di Dionisio).

La prima fase di costruzione del teatro greco risale al 5° secolo a.C. ed è stato realizzato per estrazione, scavando nella bianca roccia calcarea sulle pendici sud del colle Temenite; le altre due fasi di ristrutturazione risalgono al 3°secolo e all’epoca romana. La Cavea aveva un diametro di circa 138 metri, tra le più grandi del mondo greco, e le tribune avevano 67 gradini e 9 settori dove potete notare delle incisioni riferite al tipo di pubblico che poteva occuparle (ricchi o poveri) proprio come si usa ancora oggi nei teatri moderni, dove le prime file hanno un costo del biglietto maggiore rispetto a quelle laterali o in fondo alla sala.

Se salite in cima al teatro, da dove si gode una vista magnifica sul porto grande, riuscirete a rinfrescarvi con l’acqua del Ninfeo e potervi riparare dal sole cocente dentro le tombe che lo costeggiano. Si credeva che questa fosse la dimora delle Muse, dove gli artisti si riunivano prima di andare in scena. L’acqua che sgorga dalla parete rocciosa arriva da un antico acquedotto greco lungo decine di chilometri che dai paesi limitrofi si ingrotta per poi ritornare in superficie.

In epoca tardo medioevale, proprio in questa zona, vennero costruiti decine di mulini ad acqua per poi essere demoliti nel ‘800 perché non facenti parte del paesaggio e considerati fatiscenti, l’unico mulino ad oggi superstite è ben visibile e custodisce una tomba a grotticella del periodo preistorico, questo ci dà conferma che questa area è stata frequentata già dai ‘siculi’.

Nascosta da una parete lignea, se vi avvicinate a scrutare, potete vedere una parte della cosiddetta via dei Sepolcri, una suggestiva strada in salita lunga 150 metri che si inerpica lungo il colle fino a giungere ai resti di un antico santuario dedicato ad Apollo Temenite. In questa via ho preso personalmente parte ad una iniziativa di una associazione per portare alla luce e ripulire la zona infestata dall’acacia e dai rovi, non vi dico quante ferite e punture ho portato a casa.

Non appena terminato il vostro giro all’interno del Teatro Greco potete dirigervi verso la Latomia del Paradiso, qui il percorso è parzialmente visitabile, questo era il luogo di estrazione di blocchi di pietra dove per anni sono stati imprigionati gli ateniesi che persero la battaglia contro Siracusa. Gli schiavi non avevano vita facile e gli era impossibile poter fuggire da questo luogo dalle alte pareti rocciose, tra una picconata e l’alta centinaia di schiavi scavarono delle grotte: l’orecchio di Dionisio (nome dato a questa grotta da Michelangelo Merisi detto Caravaggio nel 1608) e la Grotta dei Cordari (luogo scelto da chi intrecciava manualmente corde di canapa).

L’Orecchio di Dionisio è interamente scavato nella roccia dall’alto al basso e segue una linea ad S dove scorreva un piccolo corso d’acqua, le sue dimensioni sono imponenti: ha un’altezza tra i 20 ed i 35 metri, largo tra i 5 e gli 11 metri e profondo 65 metri. Grazie alla sua forma ad S questo luogo ha una peculiarità, al suo interno i suoni sono amplificati di 16 volte e la leggenda vuole che Dionisio potesse ascoltare di nascosto le conversazioni dei prigionieri ateniesi. La mia opinione invece lo vuole vedere come un luogo realizzato come sede oracolare mai utilizzata: chi entra al suo interno è già in soggezione per le sue dimensioni, varcato l’ingresso si è storditi ed accecati dal cambio repentino di luminosità e ogni passo che si fa al suo interno rimbomba nelle orecchie, se poi riuscite a mettetevi nei panni di una persona vissuta 2500 anni fa avreste anche paura a stare lì dentro. Se vi capita di visitarlo vi consiglio di ‘giocare’ con l’eco della vostra voce, è una emozione che non dimenticherete.

In casi eccezionali e fortuiti riuscirete a percorrere il vialetto dentro la Latomia di Santa Venera, posta più ad oriente di tutto il parco, passando sotto l’albero secolare, fino a raggiungere la Necropoli Grotticelle. Lungo il vialetto noterete delle edicole votive a testimonianze che qui si celebrava il culto degli Eroi, che in epoca antica venivano considerati ‘semidei’ mentre in epoca successiva veniva considerato ‘Eroe’ quel defunto che si era distinto in vita e che meritava di essere eroicizzato post-mortem. All’interno di questa latomia vi è un giardino subtropicale coltivato fin dal 1700 con un esemplare plurisecolare di Ficus Macrophylla che qui ha trovato il suo habitat raggiungendo un’altezza vertiginosa visibile anche dall’esterno del parco proprio dietro la statua di Prometeo incatenato.

La Necropoli Grotticelle è visibile anche dall’esterno del parco, questa necropoli presenta strutture di epoca pre-greca e greca: tombe a fossa preistoriche e tratti di carraie ellenistiche; quello che spicca maggiormente è un agglomerato di tombe di epoca imperiale romana, tra queste vi è la presunta ‘Tomba di Archimede’ facilmente riconoscibile per la presenza a rilievo di semicolonne doriche ed un frontone a timpano scolpito nella roccia. Questa tomba risale ad un paio di secoli dopo l’uccisione di Archimede durante l’assedio romano di Marcello, tant’è che il luogo della sua sepoltura rimane ad oggi ignoto anche se Cicerone si vantava di aver scoperto la vera tomba di Archimede poco fuori le mura della città di Siracusa.

Terminato il vostro giro per il parco vi consiglio di prendere una buona granita e fare un salto al Museo Archeologico ‘P.Orsi’ a circa 10 minuti di cammino, per visitare il parco ed il museo ci vorranno più o meno 6 ore, buona visita!